Abbiamo creato delle etichette per dare un senso alla complessità della vita e l'abbiamo divisa in fasce di età preordinate: infanzia, adolescenza, età adulta, vecchiaia. Il fatto che sperimentiamo sensazioni di fallimento quando non ci stiamo dentro deriva dalla fallacia delle categorie che non sono la realtà ma costruzioni culturali e sociali.
Come scelgo il sex toy adatto a me?Sta girando la notizia emersa da un articolo pubblicato nel 2024 su Nature Communications ma ne esiste uno simile e precedente, tirato fuori nel 2018 dalla rivista Lancet Child & Adolescent Health: l’adolescenza non dovrebbe più essere definita come la fase tra i 13 e i 19 anni, ma andrebbe estesa fino ai 30 o addirittura ai 32 anni, considerando le trasformazioni biologiche, psicologiche e sociali che stanno ridefinendo questa fase della vita.
Ora, questa non è solo una curiosità scientifica. È una presa d’atto di come funzioniamo in generale, come civiltà. E del fatto che il nostro sviluppo personale non coincide - forse non ha mai coinciso - con delle categorie sociali stabilite chissà quando, da chissà chi e per ovviare a chissà quale necessità dell'epoca.
ringraziamo colui il quale ha inventato le età della vita costringendoci a rispettarle
Ma noi, con una noncuranza strabiliante e una masochistica tendenza alla sottomissione, continuiamo ad applicarle nonostante sia evidente che non ci rientriamo. Andando al punto: l’adolescenza lunga o meglio, il prolungamento delle caratteristiche che una volta attribuivamo a questa fascia di età è il sintomo della fatica che facciamo ad adeguarci. Nel senso, dobbiamo aggiornare i nostri modelli di riferimento e i nostri standard sociali, che non possono essere gli stessi di cento anni fa. Chiedersi chi abbia definito le fasi della vita è quindi lecito, visto che ci ha regalato una gabbia.
Il concetto moderno di adolescenza è un’invenzione recente. Prima del Ventesimo secolo si passava dall’infanzia all’età adulta senza troppe sfumature. Fu lo psicologo americano G. Stanley Hall, nel 1904, a teorizzare per primo l’adolescenza come fase intermedia e psicologicamente complessa.
Da quel momento, la cultura occidentale ha iniziato a ritagliare spazio a questa età di mezzo riconoscendone la fragilità ma anche l’importanza nella formazione dell’identità. Di conseguenza, uscendo dall'adolescenza era "ovvio" essere formati, formate, totalmente. Nel tempo queste categorie hanno iniziato a irrigidirsi, trasformandosi da strumenti di comprensione a standard sociali da rispettare.
sentirsi in ritardo o differenti da uno standard che è stato inventato
L’età adulta è diventata sinonimo di indipendenza economica, stabilità emotiva, capacità decisionale, saggezza, successo, concretezza. Ma cosa succede quando, per motivi strutturali o biologici questi traguardi vengono raggiunti molto più tardi o non vengono raggiunti affatto? Succede che l’individuo si percepisce inadeguato, un "eterno adolescente" (ovviamente inteso come insulto e non come pacifica constatazione). E inizia a nascondere la propria reale condizione, a vivere nella discrepanza tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere.
Categorizzare serve ovviamente a fare ordine nel caos della vita, ma diventa dannoso quando il modello prevale sull’individuo. Perché - e lo vediamo - le fasi della vita, invece che strumenti di lettura sono metri di giudizio. Se a 25 anni non hai ancora un lavoro stabile, se a 30 non hai costruito una famiglia, se a 32 non sei realizzato/a, qualcosa per forza non va.
Ma va sottolineato che abitiamo dentro a una cultura che continua a ripetere schemi passati in un mondo che nel frattempo è cambiato. Oggi si vive molto più a lungo, si studia più a lungo, si fanno delle scelte familiari che non aderiscono più a uno standard post Ventennio. E non per immaturità, ma perché le condizioni strutturali lo permettono. E no: non sono solo l’instabilità economica, la complessità delle relazioni e l’incertezza del futuro ma proprio la libertà di schivare proiettili avvelenati.
sopravvivere alle pressioni ricordando che non esiste niente di tutto ciò
Che sia necessario uno studio per dirci che esistono gli individui è la prova finale del fatto che ci percepiamo come una massa uniforme di esseri tutti uguali. Cosa c'è scritto, in pratica: il cervello umano non si sviluppa in modo lineare, ma passa attraverso cinque trasformazioni strutturali principali nel corso della vita. Soglie che sono biologiche solo in parte: infanzia (0–9 anni), adolescenza cerebrale (9–32 anni), età adulta (32–66 anni), invecchiamento precoce (66–83 anni) e invecchiamento tardivo (oltre 83 anni).
Cosa cambia rispetto alle teorie precedenti, qualcuno si chiederà: ecco, le neuroscienze hanno superato il modello lineare dello sviluppo cerebrale di crescita / stabilità / declino. L’adolescenza cerebrale è una lunga fase plastica e fragile, che finisce solo verso i 32 anni. E questo cambia il modo in cui dovremmo concepire lo sviluppo mentale, l’educazione, il supporto psicologico e la preparazione all’età adulta.
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