Il mondo del motorsport italiano è in lutto per la scomparsa di Sandro Munari, uno dei più grandi piloti dei rally del passato. Il “Drago” – come era soprannominato da appassionati e addetti ai lavori – si è spento oggi a Bologna all’età di 85 anni, dopo una lunga malattia.
Sandro Munari è stato il simbolo di un’epoca probabilmente irripetibile delle corse su strada ma soprattutto il volto dei trionfi Lancia negli anni Sessanta e Settanta. La caparbietà al volante che lo ho portato sul podio in tante competizioni sportive ha fatto conoscere il marchio torinese in tutto il mondo rendendolo un mito per tantissimi appassionati.
Molto legano il suo ricordo alla Lancia Fulvia Rallye HF, con cui ha compiuto autentiche carambole contro avversari validissimi, e alla celebre Stratos, di cui comprese subito il grande potenziale, supportando la Squadra Corse ufficiale nel delicato sviluppo sportivo.
Tra i capitoli più gloriosi della carriera di Munari spiccano le 4 vittorie al Rally di Montecarlo e, in particolare l’edizione del 1972, quando al volante della Fulvia HF 1600 scrisse una delle pagine più romantiche dei rally contro Porsche, Alpine e Mini, oltre allo storico trionfo nel 1975 ottenuto con la Stratos.
Munari è stato un personaggio amatissimo da appassionati, addetti ai lavori e da tutti quelli che hanno vissuto l’epopea d’oro dei rally: il suo temperamento battagliero lo ha portato ad esser molto abile nelle condizioni più difficili: dalla neve ai fondi sterrati più impegnativi, rendendolo un modello per tanti giovani piloti cresciuti sognando le imprese Lancia nei rally mondiali.
Dopo il ritiro dalle competizioni, Munari è rimasto una figura di riferimento dell’ambiente automobilistico, grazie alla sua presenza negli eventi dedicati alle auto d’epoca e alla storia delle corse, sempre pronto a raccontare con ironia e passione un mondo – che purtroppo non c’è più – fatto di coraggio ma anche di tanta improvvisazione.
Con la sua scomparsa se ne va un pezzo di storia del motorsport italiano, ma restano le immagini delle sue sbandate controllate sulla neve di e l’eredità di un campione che ha contribuito a rendere mitico il marchio Lancia.
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