Aston Martin appesa a un filo: addio all'elettrico e tagli al personale

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HDblog.it Feb 26, 2026 · 3 mins read
Aston Martin appesa a un filo: addio all'elettrico e tagli al personale
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Pensi a James Bond, l’agente 007, e subito la mente vola alla sua Aston Martin. Fedele compagna di mille avventure spericolate. La Casa di Gaydon, infatti, è uno dei simboli dell’industria britannica, un vanto da portare in palmo di mano. Oggi, però, i tempi non sono quelli della “swinging London”, quando gli yuppies si riversavano nelle concessionarie anche di notte, della felicità collettività e dell’allegria condivisa. Il prestigio deve fare i conti con una realtà dura. Aston Martin è un paziente in difficoltà e il suo charme è opaco. I motivi, come spesso, capita sono di natura finanziaria. Una delle più gravi crisi che la centenaria casa automobilistica abbia mai dovuto fronteggiare.

Tagli drastici al personale

Il battito ritmato dell’eccellenza di sua maestà, un tempo colonna sonora delle officine inglesi di Aston Martin, oggi è più silenzioso. A fronte di tutte le difficoltà riscontrate, la Casa britannica è costretta a una drastica riduzione della sua forza lavoro, addirittura fino al 20%. Questo vuol dire che 600 dei suoi 3000 dipendenti sarà tagliato. A quanto pare non c’è altra soluzione. Purtroppo, i bilanci negativi di questi ultimi tempi impongono l’adozione di un atto radicale e umanamente complesso.

Questa sanguinosa manovra mira ad abbattere sensibilmente i costi fissi per generare un risparmio di circa 40 milioni di sterline (circa 46 milioni di euro) già entro la fine di quest’anno. Si tratta di tagli molto più consistenti rispetto a quelli effettuati nei dodici mesi scorsi, quando la riduzione del personale si era fermata al 5%. D’altronde, i dati relativi all’esercizio del 2025 dipingono un quadro di evidente tribolazione: i ricavi sono diminuiti del 21% attestandosi a 1,26 miliardi di sterline (equivalenti a circa 1,46 miliardi di euro), mentre i volumi totali delle consegne all’ingrosso sono precipitati del 10%, fermandosi a 5.448 veicoli rispetto alle 6.030 unità del 2024.

Le ragioni di queste difficoltà

La morsa della crisi non ha risparmiato neppure la redditività, con un utile lordo crollato del 37% a 369,8 milioni di sterline e un margine lordo che si è ritirato al 29,4% rispetto al 36,9% registrato l’anno antecedente. A incidere drammaticamente su questo nefasto scenario ci hanno pensato fattori geopolitici, mai così complessi e burrascosi. Da una parte ci sono i dazi imposti dagli USA del presidente Donald Trump, che hanno reso le lussuose sportive britanniche meno competitive al di là dell’Atlantico; dall’altra una risposta di interesse mai pervenuta dalla Cina, un mercato che doveva essere una miniera d’oro e che finora si è rivelato un fragoroso buco nell’acqua. E questo non solo per Aston Martin.

Di fronte a un debito che sfiora gli 1,4 miliardi di sterline e una perdita operativa di quasi 260 milioni, il presidente Lawrence Stroll ha dovuto ridisegnare radicalmente i confini dell’azienda. Il piano di investimenti quinquennale è stato ridotto da 2 a 1,7 miliardi di sterline, ciò vuol dire che il capitolo elettrico può aspettare.

Niente elettrico (per ora)

Salvo capovolgimenti di fronte del tutto insperati, i progetti legati alla mobilità elettrica sono per il momento accantonati. Aston Martin ha infatti deciso di posticipare lo sviluppo delle sue sportive alla spina, preferendo concentrare le esigue risorse rimaste sui motori a combustione e ibridi, tecnologie che al momento garantiscono margini di profitto ben più solidi. Per recuperare ulteriore liquidità, il marchio ha persino venduto i diritti perpetui del proprio nome al team di Formula 1 per 50 milioni di sterline.