Brigitte Bardot, cosa sappiamo sui funerali e l’ultimo saluto: la Francia piange la sua “BB”

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(La redazione di fem) Dec 29, 2025 · 6 mins read
Brigitte Bardot, cosa sappiamo sui funerali e l’ultimo saluto: la Francia piange la sua “BB”
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Brigitte Bardot se n’è andata a 91 anni, e con lei sembra chiudersi una stagione del Novecento in cui il cinema poteva cambiare il costume, il desiderio e persino la geografia dei luoghi. Quando muore “BB” non scompare solo una diva: svanisce un’idea di libertà che per decenni ha avuto un volto, una voce, un broncio e un modo di camminare a piedi nudi che il mondo intero ha imparato a riconoscere. Eppure, mentre la Francia si prepara a salutarla, la domanda più concreta è anche la più semplice: come saranno i funerali di Brigitte Bardot? E, soprattutto, cosa sappiamo davvero, oggi, senza inseguire indiscrezioni.

Brigitte Bardot, l’ultimo saluto a “BB”: quando si saprà dei funerali 

Al momento, la famiglia e la Fondation Brigitte Bardot non hanno diffuso un programma completo e definitivo di data, orario e modalità delle esequie. È un dettaglio che conta, perché Bardot ha sempre protetto la propria intimità con una determinazione quasi ostinata: anche da anziana, anche da personaggio planetario, ha scelto il ritiro e l’isolamento più di qualunque ribalta. Per questo è plausibile che l’ultimo saluto segua la stessa linea: una cerimonia sobria, riservata, con accessi limitati, e comunicazioni rilasciate solo quando tutto sarà già stato organizzato. Se state cercando “la diretta” o un annuncio con orari precisi, oggi la risposta più corretta è: non c’è ancora un’informazione ufficiale unica e completa, e conviene diffidare dei “calendari” troppo dettagliati che circolano in rete senza conferme.

Dove potrebbero svolgersi le esequie: Saint-Tropez, “La Madrague” e il bisogno di discrezione

Se c’è un luogo che, più di Parigi, racconta gli ultimi cinquant’anni di Bardot è Saint-Tropez. È lì che il mito si è intrecciato alla vita privata: non come cartolina glamour, ma come scelta radicale di distanza dal mondo. La sua casa, “La Madrague”, è diventata un simbolo quasi quanto i suoi film: un rifugio, un confine, un modo per dire basta. Ed è anche per questo che molte ricostruzioni indicano la Costa Azzurra come scenario più probabile per l’ultimo saluto, in un contesto controllato e coerente con la sua volontà di non trasformare la morte in spettacolo. Se verrà predisposto un omaggio istituzionale più ampio, è probabile che sia separato dalle esequie vere e proprie: una cosa è la commemorazione pubblica, altra è il rito familiare.

BB, la ragazza che accese un’epoca e cambiò il modo di guardare le donne

Prima di diventare un caso politico, un bersaglio per le polemiche, una militante animalista spesso intransigente, Bardot è stata un terremoto culturale. Et Dieu… créa la femme non fu solo un film: fu una frattura. La sua immagine, costruita e insieme spontanea, portava sullo schermo una femminilità non addomesticata, poco rassicurante, per molti irresistibile. In un’Europa che usciva dalla guerra e si avviava verso la modernità, Bardot divenne l’emblema di un corpo non più da nascondere, e di una libertà che non chiedeva permesso. Poi arrivarono titoli come La Vérité e Le Mépris, e con loro la prova che dietro l’icona c’era anche l’attrice: capace di reggere il dramma, la complessità, il disagio. Se oggi se ne parla come di un mito, è perché per una generazione Bardot è stata un linguaggio: moda, desiderio, ribellione, perfino un modo diverso di stare al mondo.

Amori, fughe, ferite: la celebrità come assedio e il prezzo pagato lontano dai riflettori

Quattro matrimoni, un figlio, diversi tentativi di suicidio: la vita romanzesca di BB

La biografia sentimentale di Bardot è stata spesso raccontata come romanzo. Il primo marito fu Roger Vadim, regista e uomo che intuì prima di molti altri la potenza del “fenomeno”: si sposarono giovanissimi e quella relazione, tra set e scandali, contribuì a costruire il mito che esplose con Et Dieu… créa la femme. Poi arrivò Jacques Charrier, attore conosciuto sul lavoro e padre del suo unico figlio, Nicolas-Jacques: un matrimonio logorato dall’assedio mediatico e dalle crepe private, che nel tempo Bardot raccontò senza filtri, anche con frasi durissime sulla maternità e su quel periodo della sua vita. Il terzo sì fu quello con Günter Sachs, fotografo e playboy tedesco: un’unione brillante e mondana, fatta di jet set e gelosie, che divenne quasi il simbolo di una celebrità vissuta come una gabbia dorata. Infine Bernard d’Ormale, compagno di una fase più appartata e longeva, l’uomo rimasto accanto a Bardot negli anni del ritiro a Saint-Tropez: un legame meno “cinematografico”, più quotidiano, che ha accompagnato l’attrice nella sua seconda vita lontana dai set. Bardot ha incarnato anche questo: la contraddizione di essere “simbolo di libertà” mentre si viene consumati dallo sguardo altrui. La sua fragilità, più volte emersa in modo drammatico, ha convissuto con una durezza quasi difensiva: la “burbera BB” degli ultimi decenni non nasce dal nulla, ma dalla lunga fatica di essere stata, per troppo tempo, un’immagine pubblica più che una persona.

La seconda vita: l’animalismo come missione e la scelta di sparire dal cinema

Quando Bardot lasciò il set, lo fece in modo netto: niente nostalgia, niente ritorni strategici. La sua seconda vita si è concentrata sugli animali, con una dedizione che pochi personaggi pubblici hanno mantenuto così a lungo e così ostinatamente. Nel 1986 fondò la Fondation Brigitte Bardot, finanziandola all’inizio anche con la vendita di beni personali: da lì in avanti, quella struttura è diventata la sua principale voce pubblica, più del cinema e più di qualunque intervista. Le sue campagne si sono concentrate su temi molto concreti e ripetuti negli anni: la denuncia delle pellicce e delle filiere che le sostengono, l’opposizione ai massacri e alle pratiche di uccisione considerate crudeli (in particolare quelle che coinvolgevano cuccioli di foca, diventate uno dei simboli più forti del suo attivismo), le battaglie contro forme di sfruttamento animale negli spettacoli e nelle pratiche di allevamento. Bardot ha anche sostenuto realtà e figure impegnate nella protezione della fauna e della vita marina, e ha trasformato la sua casa e i suoi spazi a Saint-Tropez in una sorta di rifugio “personale” per animali, coerente con un’idea quasi totale: scegliere gli animali come centro della propria esistenza, anche a costo di risultare scomoda.

Una figura che divide: tra icona pop e dichiarazioni che hanno lasciato strappi

Non esiste un ritratto onesto di Bardot che ignori il lato più controverso. Negli anni, alcune sue dichiarazioni le hanno attirato procedimenti giudiziari e condanne, alimentando una frattura tra chi la difendeva come voce “fuori dal coro” e chi la considerava portatrice di messaggi inaccettabili di matrice omofoba e razzista

Cosa aspettarsi nelle prossime ore: l’annuncio e l’eventuale omaggio pubblico