Confessionali in cui il giudizio non esiste: i bagni delle donne, in tutto il mondo, sono spazi di cura (tra estranee)

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(La redazione di fem) Nov 22, 2025 · 2 mins read
Confessionali in cui il giudizio non esiste: i bagni delle donne, in tutto il mondo, sono spazi di cura (tra estranee)
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C'è questo video che gira sui social: una ragazza, visibilmente divertita, entra nel bagno delle donne di un club e senza conoscere nessuna delle presenti domanda, gridando perché la sua voce arrivi a tutte: «devo rispondere al suo messaggio?». Il coro che si leva, perfino da dietro le porte chiuse delle toilette, è "noooo!". Non ha dovuto spiegare niente, tutte hanno capito.

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È una scena stupenda perché è perfettamente verosimile e perché restituisce il clima di sorellanza che si crea dentro ai bagni delle donne di club, discoteche, locali in generale. Posti in cui qualcuna che ti presta un assorbente la troverai sempre, così come quella che ti consola il cuore spezzato e quella che ti avverte che hai il trucco sbavato. Tutte estranee, attenzione, ma amiche per tre o quattro minuti. 

Il bagno delle donne è spesso un luogo minuscolo, spesso trascurato, spesso privo di quelle utilities necessarie e per questo frustrante ma che, paradossalmente, si fa teatro di alcuni dei momenti più autentici della vita pubblica e sociale di molte, molte donne (cis, trans, etero, lesbiche e queer). Tra queste stanze piastrellate, a volte imbrattate da scritte orrende, a volte puzzolenti, si creano microcosmi di solidarietà, di confidenze e atti di gentilezza. E atto dopo atto, confidenza dopo confidenza, le donne imparano che le toilette delle discoteche, dei ristoranti e dei club ma forse pure quelli degli autogrill e le file di Sebac dei concerti all'aperto sono spazi, per certi versi, sicuri anche se popolati da estranee.

Il bagno femminile è una specie zona franca della performance sociale, un luogo in cui non ci sono gerarchie né strati: se ti serve un assorbente lo chiedi, se ti chiedono un assorbente lo dai. Se piangi ti consolano, se qualcuna piange la consoli. Non c'è bisogno di conoscersi, di sapere quale sia tutta la storia. Si ride, si sbuffa, ci si fa passare la sbornia, ci si trucca mentre vengono distribuite verità improvvise.

Alcuni musei hanno perfino riflettuto su questo potere rituale dei bagni delle donne. La scrittrice americana Emily Gould su The Cut ha definito i bagni pubblici "cattedrali laiche della femminilità informale". E, in un articolo pubblicato su VICE, una giornalista londinese descrive il bagno del suo pub preferito come "il vero confessionale della città, quello senza preti né giudizio".  

E forse è proprio la natura liminale del bagno, un posto a metà tra pubblico e privato, a scatenare questa carica affettiva. È uno spazio di soglia: entri da sconosciuta, esci spesso un po’ meno sola. Chiunque abbia frequentato bar, università, discoteche o aeroporti lo ha sperimentato: nel bagno delle donne si costruiscono alleanze lampo, legami che talvolta durano il tempo di un eyeliner, altre volte diventano amicizie capaci di estendersi oltre Paesi, lingue e continenti. Può bastare una frase, uno sguardo nello specchio, una richiesta timida - "ho il trucco sbavato?" per aprire un varco fra due vite che mai si sarebbero incrociate altrimenti.