Cosa possiamo fare per aiutare chi protesta in Iran: come sostenere la popolazione in modo legale e concreto

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(La redazione di fem) Jan 16, 2026 · 3 mins read
Cosa possiamo fare per aiutare chi protesta in Iran: come sostenere la popolazione in modo legale e concreto
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Quando in Iran scoppiano le proteste, la risposta del regime è quasi sempre la stessa: spegnere Internet. Bloccare le connessioni significa rendere più difficile organizzarsi, impedire che video e testimonianze escano dal Paese e isolare la popolazione dal resto del mondo. È una strategia collaudata di repressione politica.

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Eppure, anche da fuori, qualcosa si può fare. Esistono modi legali, sicuri e accessibili per aiutare chi protesta in Iran a restare connesso, informato e visibile. Non servono competenze tecniche avanzate né interventi rischiosi: basta sapere dove agire.

Perché Internet è centrale nelle proteste iraniane

Dalla fine di dicembre migliaia di persone sono tornate in piazza in diverse città iraniane, inizialmente per motivi economici e poi con richieste apertamente politiche. Come già accaduto nel 2009, nel 2019 e nel 2022, le autorità hanno reagito limitando o interrompendo l’accesso alla rete globale. Senza Internet diventa quasi impossibile coordinare le manifestazioni, chiamare aiuto, diffondere immagini della repressione o semplicemente verificare cosa stia accadendo. Anche i media internazionali restano al buio: senza contatti affidabili, la portata delle proteste e delle violenze è difficile da stimare. È proprio per questo che aggirare la censura digitale è oggi una forma concreta di solidarietà.

Snowflake: condividere la propria connessione per aggirare la censura

Uno degli strumenti più semplici ed efficaci si chiama Snowflake. È un’estensione gratuita sviluppata dal Tor Project, la stessa organizzazione che gestisce il Tor Browser. Snowflake permette a chi vive in Paesi con una forte censura di accedere a Internet passando temporaneamente attraverso la connessione di volontari all’estero. In pratica, installando l’estensione sul proprio browser, si mette a disposizione una piccola parte della propria rete come “ponte” verso il web libero. Il sistema è progettato per cambiare continuamente punto di accesso, rendendo molto difficile un blocco totale da parte delle autorità.

L’estensione è disponibile per i principali browser come Chrome, Firefox ed Edge. Una volta attivata, funziona in automatico e non richiede interventi continui. In molti Paesi europei il suo utilizzo è perfettamente legale e non comporta responsabilità sui contenuti consultati da chi si collega.

Sicurezza e legalità: cosa sapere

Snowflake e la rete Tor funzionano attraverso reindirizzamenti crittografati che nascondono l’origine e la destinazione del traffico. Questo significa che, anche in caso di controlli, è estremamente difficile attribuire il flusso di dati a un singolo utente o a un contenuto specifico. È importante distinguere: mentre in Iran, Cina o Russia l’uso di Tor è vietato o fortemente ostacolato, in gran parte dell’Europa non lo è, ed è perfettamente legale in Italia. Aiutare a mantenere aperti canali di comunicazione rientra in una zona di piena legalità e di legittima solidarietà civile.

Altri modi concreti per sostenere chi protesta

Oltre agli strumenti tecnici, esistono forme di aiuto meno visibili ma altrettanto importanti. Sostenere organizzazioni che si occupano di diritti digitali, libertà di stampa e assistenza legale agli attivisti permette di rafforzare una rete che va oltre l’emergenza del singolo blackout.

Anche la condivisione responsabile delle informazioni è fondamentale. Amplificare contenuti verificati, evitare la diffusione di voci non confermate e seguire fonti affidabili contribuisce a contrastare la propaganda e la disinformazione, che sono parte integrante della repressione.

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