Da un lato assistiamo al cambiamento dei social: da spazi di comunicazione a lenta trasformazione in una specie di televisione costante, con zero interattività, in cui si alternano video di estranei che "fanno cose". Dall'altro lato assistiamo a esperimenti sempre nuovi che i genitori di tutto il mondo fanno per evitare che bambini e bambine si abrutiscano davanti allo schermo, che si annientino di fronte all'ennesimo video di skincare fatto da una dodicenne che chiacchiera.
"La divina di Francia": il trailerUna mamma americana, per esempio, ha messo i suoi figli di fronte alla televisione più tradizionale, recuperando vecchi cartoni animati anni Novanta. E l'effetto, sostiene, è sorprendente. Lei è Ariel Sherarer una "mamma influencer" seguita da quasi novantamila followers, e in un contenuto pubblicato nell'autunno 2025 racconta di avere quattro figli sotto i sei anni e di aver deciso di farli crescere con i programmi della sua infanzia.
vecchi cartoni: lentissimi, che insegnavano pause e sguardi
Non quelli rumorosi e ipercolorati di oggi, ma quelli lenti, disegnati a mano, pieni di pause, silenzi e storie che si prendono il tempo di respirare. «Sono meno sovrastimolati», scrive Ariel. «Non restano incollati allo schermo, si distraggono per giocare. Non implorano “ancora un episodio” e quando lo schermo si spegne non piangono». Poi aggiunge una lista che sembra un viaggio nel tempo, per chi come lei è cresciuta negli StatI Uniti: Little Bear, Bear in the Big Blue House, Arthur, Rugrats, Franklin, The Magic School Bus, Blue’s Clues, Dora l'esploratrice, Otter, Rolie Polie e Olie. Cartoni animati, questi, che per la maggior parte in Italia non sono arrivati.
Un esperimento nostalgico che ha acceso il dibattito social: e se davvero i vecchi cartoni animati fossero, per qualche ragione, "migliori"? Negli anni Ottanta e Novanta, anche in Europa, i bambini e le bambine crescevano osservando storie più complesse e con un linguaggio narrativo che non temeva la lentezza.
Le partite di Holly e Benji duravano tre episodi, Lady Oscar - pur epurato in Italia delle scene audaci dell'originale - riportava indietro nella storia e insegnava i silenzi, gli sguardi, i complotti. E poi Creamy, È quasi magia Johnny, Sailor Moon: tutte storie seriali con personaggi che evolvevano, imparavano, soffrivano. Lontane anni luce dai video di due minuti che oggi divorano l’attenzione dei più piccoli e delle più piccole.
abbiamo demonizzato la tv senza pensare che sarebbe arrivato di peggio
Secondo le ultime indagini sull’uso degli schermi, i bambini tra i 4 e i 7 anni passano in media oltre due ore al giorno davanti a dispositivi digitali, ma sempre meno per guardare cartoni animati con una trama. La televisione tradizionale cede infatti terreno a YouTube Kids, TikTok, social in generale e app per l'infanzia che propongono non-narrazioni ma clip che agganciano l'attenzione, che siano mini produzioni animate che siano contenuti diffusi da persone comuni, cioè estranee, che parlano, ballano, spacchettano giocattoli o commentano altri video.
È una nuova forma di televisione: una specie di tv social con tanto di personaggi ricorrenti ma senza evoluzione narrativa né controlli, ovviamente, fatta per catturare attenzione, non per costruire immaginario. E forse la mamma influencer Ariel Shearer, con il suo esperimento retrò, tocca un nervo scoperto. Perché il problema non è solo cosa guardano i bambini e le bambine ma come lo guardano.
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