Le palestre si riempiono mentre le strade si svuotano. È questa l’immagine che meglio racconta l’Italia degli ultimi anni: città meno frequentate, soprattutto la sera, donne più all'erta che mai, gruppi WhatsApp che servono a fare da scudo e sostegno psicologico a chi rientra a casa da sola. Ma soprattutto, un’esplosione di corsi di autodifesa per le donne e le categorie marginalizzate.
Billie Eilish, il discorso ai Grammy contro l'ICE: "Nessuno è illegale su una terra rubata"Questo è a tutti gli effetti un fenomeno sociale, secondo noi, che dice molto sul rapporto tra cittadini e cittadine, percezione dello spazio pubblico e Stato.
Il boom silenzioso dei corsi di autodifesa: i numeri in Italia
Ogni anno in Italia si vendono tra i 50mila e i 60mila spray al peperoncino, unico strumento legale di difesa personale che non provoca danni permanenti all'aggressore. Sin dai mesi del lockdown e con una impennata immediatamente successiva, anche le iscrizioni ai corsi di autodifesa sono aumentate esponenzialmente, soprattutto tra le donne.
In Lombardia, secondo i dati Fijlkam (Federazione Italiana Judo Lotta Karate e Arti Marziali), le nuove iscritte sono passate da 437 nel 2021 a 701 nel 2022, fino al record di 786 nel 2023. Il karate, tra le discipline più praticate, ha visto crescere le adesioni femminili da 363 nel 2021 a 607 nel 2023.
Anche il jujitsu, pur partendo da numeri più contenuti, è in costante aumento. Il caso di Bergamo in tal senso è emblematico: il corso gratuito Safe Woman ha registrato 220 iscrizioni nei primi quindici minuti. Nonostante l’organizzazione in otto classi distribuite su tre giorni e tre palestre, circa 600 donne che avrebbero voluto partecipare sono rimaste escluse.
Episodi simili si registrano a Milano, Palermo, Arezzo e in molte altre città, dove i corsi sono promossi da Comuni, associazioni femministe o dalla polizia locale. La domanda supera l’offerta. E quando un fenomeno sociale cresce così rapidamente non è eticamente corretto parlare di casi o di mode. Chi pensa che tutto questo non c'entri con le politiche di governo sbaglia.
Le città deserte come sintomo di un disagio collettivo
Oltre i dati ci sono le percezioni: molte donne raccontano di evitare determinate zone dopo il tramonto, di scegliere percorsi più lunghi ma illuminati da locali aperti, di condividere la posizione in tempo reale con un’amica o un familiare. Sappiamo che una città cambia volto a seconda dell’orario e del genere di chi la attraversa. Ma ora sappiamo anche che una città cambia volto anche a seconda delle politiche di chi la amministra.
I dati ufficiali mostrano un quadro nemmeno troppo complesso, a fronte di un dispiegamento di forze dell'ordine mai visto prima. Nonostante camionette blu e volanti che fanno le ronde e blitz nelle zone della movida, nel 2024 sono state registrate circa 2,4 milioni di denunce.
Le violenze sessuali denunciate nel 2024 hanno raggiunto quota 6.831 casi, con un’incidenza quasi raddoppiata rispetto al 2016. E sono aumentate anche rapine, furti in casa, estorsioni e lesioni dolose.
È vero che parte dell’aumento può dipendere da una maggiore propensione alla denuncia e da una sensibilizzazione più diffusa, soprattutto sul tema della violenza di genere. Ma per chi vive lo spazio pubblico ogni giorno, la distinzione tra percezione e statistica conta relativamente. La paura è un’esperienza concreta.
Le città sono più presidiate ma, paradossalmente, sono meno vissute, meno "abitate". E dove diminuisce la presenza sociale, cresce la sensazione di vulnerabilità.
Difendersi da sole: autonomia o segnale di abbandono sociale?
Nel lungo periodo è ovvio che molti indicatori della criminalità mostrano un miglioramento rispetto agli anni Novanta: le città italiane, nel confronto storico, non sono più violente. Ma la percezione di insicurezza paradossalmente è cresciuta Tre anni fa, presentando il suo programma di governo, Giorgia Meloni parlava del «peso insopportabile di città insicure, dove manca protezione immediata e si sente l’assenza dello Stato», promettendo di fare della sicurezza un marchio distintivo dell’azione di governo.
La campagna elettorale fu centrata sulla tolleranza zero, sul contrasto alla microcriminalità e sul rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine. Da allora sono stati introdotti quasi 50 nuovi reati e approvati pacchetti sicurezza uno dietro all'altro. E allora come si spiega che dal 2022, nonostante il calo dei reati si sia arrestato, la percezione di terrore dello spazio pubblico sia aumentata?
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