Quando parliamo di fiducia nelle relazioni, spesso immaginiamo che significhi consegnare all’altro ogni accesso: il telefono, le chat, gli spostamenti.
Ma questo modo di guardare alle cose tiene in considerazione solo ciò che noi dovremmo fare per risultare credibili; molto meno spesso ci chiediamo perché l’altra persona abbia bisogno di quel tipo di controllo per sentirsi al sicuro o per decidere se amarci.
E vale la pena ribaltare la domanda: perché senti di doverti giustificare per essere considerata degna di fiducia? Perché ti sembra che dire “no” equivalga a sbagliare?
La verità è che la fiducia non coincide con la rinuncia ai propri confini. Non nasce dal possesso, né dal monitoraggio costante. Anzi: un rapporto in cui uno dei due deve dimostrare continuamente la propria innocenza non è un rapporto basato sulla libertà, e quindi neppure sull’amore.
Per questo, non cedere al controllo non significa mancare di fiducia: significa tenere saldo il diritto alla tua autonomia, e non dovresti sentirti in colpa per proteggere ciò che è tuo.
Un tema delicato sul quale abbiamo chiesto consiglio alla psicoterapeuta e autrice Valeria Locati (@unapsicologaincitta).
Cartelli stradali rotondi con bordo verde, dove si trovano e a cosa servono davvero