Italia violenta: dal controllo digitale allo spazio pubblico, il quadro della violenza maschile (normalizzata) in dati

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(La redazione di fem) Nov 19, 2025 · 4 mins read
Italia violenta: dal controllo digitale allo spazio pubblico, il quadro della violenza maschile (normalizzata) in dati
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In Italia la violenza di genere continua a essere trattata come un’emergenza improvvisa quando si manifesta nelle sue forme più crude.

Ma i dati dicono ben altro: una parte significativa degli uomini non la riconosce nemmeno, più della metà della popolazione afferma di non aver mai assistito a episodi di violenza (a fronte di numeri enormi di persone che affermano di subirla), uomini che non colgono segnali, comportamenti, linguaggi e una quota di persone che tende a giustificare alcune forme di abuso.

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Il report “Perché non accada” di ActionAid

Il report "Perché non accada. La prevenzione primaria come politica di cambiamento strutturale" di ActionAid, racconta un'Italia in cui il 20 per cento della popolazione giustifica il controllo sulla partner, il 26 per cento ritiene accettabile la violenza verbale, il 13 per cento arriva a giustificare la violenza fisica con picchi tra gli uomini più giovani.

ActionAid commenta questa realtà senza giri di parole: «Il mancato riconoscimento della violenza mostra quanto essa sia ancora interiorizzata e normalizzata nelle relazioni affettive e familiari. Molte delle sue manifestazioni, dal controllo alla violenza psicologica, economica, verbale o fisica, non vengono pienamente riconosciute come abusi, ma spesso reinterpretate come reazioni comprensibili a conflitti o comportamenti percepiti come provocatori».

«Questa tolleranza selettiva evidenzia una persistente asimmetria nei rapporti di potere e la difficoltà, ancora diffusa, di concepire relazioni realmente paritarie - si legge sul documento - in cui il disaccordo o il rifiuto non siano vissuti come una minaccia all’identità o all’autorità maschile».

La violenza non nasce dal nulla ma da una quotidianità di squilibri, abitudini e stereotipi

Abitudini e stereotipi attraversano il Paese in ogni fascia d’età a cominciare dal lavoro di cura: il primo luogo dove si costruisce la disuguaglianza. Il report è chiarissimo: il 74 per cento delle donne si occupa da sola dei lavori domestici, mentre tra gli uomini la quota crolla al 40 per cento. E nelle generazioni adulte la disparità diventa una regola sociale. Tra le boomers, si legge, oltre l’80 per cento gestisce in autonomia la cura della casa, contro appena il 27 per cento degli uomini della stessa età. Non è solo una questione di tempo: è una questione di potere, come ActionAid sottolinea più avanti, osservando che queste dinamiche alimentano squilibri di potere, controllo e dipendenza che possono diventare terreno fertile per forme di violenza economica, psicologica e fisica.

Anche con i figli e le figlie la situazione non cambia: il 41 per cento delle madri si occupa da sola della cura, contro appena il 10 per cento dei padri. La divisione diseguale dei ruoli "alimenta però squilibri di potere", scrive nero su bianco Action Aid, contribuendo alla produzione, riproduzione e legittimazione di diverse forme di violenza. 

Abbiamo parlato tanto di spazio pubblico e trasporti, dalla prospettiva della paura come nuova routine femminile. Ecco, il report fotografa con precisione ciò che tante ragazze raccontano ogni giorno: oltre la metà delle italiane - il 52 per cento - dichiara di aver provato paura negli spazi pubblici, tra le più giovani la quota sale al 79 per cento. Sui mezzi pubblici, la situazione è altrettanto evidente: il 38 per cento del campione totale ha avuto paura almeno una volta di viaggiare sui mezzi pubblici, con un fortissimo divario di genere (32 per cento delle donne contro 19 per cento degli uomini). Tra le giovani della Gen Z, quasi due su tre (65,5 per cento) dichiarano timore o evitano di prendere i mezzi. ActionAid commenta questo dato parlando apertamente di sicurezza condizionata, cioè un modello culturale in cui la libertà delle donne viene costantemente regolata.

la violenza digitale non è solo il revenge porn

Negli spazi digitali le donne spariscono o vengono svalutate, si legge sul report. ActionAid documenta un malessere diffuso: quasi la metà del campione (47 per cento) si è sentita svalutata nei contenuti culturali (55 per cento donne vs 38 per cento uomini) e tra le giovani donne della Gen Z, la mancata rappresentazione raggiunge il 70,8 per cento. E nel mondo online la musica non cambia, con quasi tre persone su quattro (74 per cento) che riconoscono che social e pubblicità personalizzano i contenuti in base al genere. Il 40 per cento ha temuto reazioni sessiste online, con picchi tra le giovani donne Gen Z (59,3 per cento). ActionAid sottolinea come questi ambienti non solo riflettano, ma amplifichino gli stereotipi di genere, finendo per normalizzare molestie e linguaggi ostili in un ambiente generale, del nostro Paese, in cui la violenza sembra legittimata da norme sociali e consuetudini. 

E questa è una delle sezioni più dirette del report. Si legge che solo il 34 per cento del campione ha dichiarato di aver agito di fronte a episodi di violenza. La violenza verbale è ritenuta accettabile dal 26 per cento del campione, quella fisica resta giustificata da un incredibile 13 per cento. ActionAid interpreta questo dato come la prova che la violenza è ancora parzialmente normalizzata, soprattutto tra le generazioni più giovani e tra gli uomini. E questo conferma una cosa: il problema non è solo chi agisce violenza, ma chi non la riconosce e quindi la lascia agire.

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