Jolanda Renga: "Serve educazione affettiva sin da piccoli". Il racconto del ricatto e dell’odio online

https://www.alfemminile.com/attualita/jolanda-renga-serve-educazione-affettiva-sin-da-piccoli-il-racconto-del-ricatto-e-dell-odio-online/

(La redazione di fem) Nov 14, 2025 · 3 mins read
Jolanda Renga:
Share this

Serve educazione sessuo-affettiva sin da piccoli, dalle scuole elementari”.
Con queste parole, Jolanda Renga, 21 anni, figlia di Ambra Angiolini e Francesco Renga, ha concluso la sua audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, dove ha raccontato con coraggio il tentativo di ricatto e l’ondata di odio online subita nelle scorse settimane. Un’audizione durata quasi un’ora, durante la quale la giovane ha ripercorso quanto accaduto, accompagnata dalla madre, seduta accanto a lei per tutto il tempo.

L'emozionante duetto tra Francesco Renga e la figlia Jolanda: l'esibizione è da brividi

Chi è Jolanda Renga e cosa le è successo

Jolanda Renga è nata il 4 gennaio 2004 a Brescia, figlia della nota attrice Ambra Angiolini e del cantante Francesco Renga. Cresciuta in un contesto creativo e mediatico, ha mostrato fin da giovane inclinazioni per la scrittura: ha esordito con un romanzo per giovani adulti intitolato Qualcosa nel modo in cui sbadiglia. Recentemente è stata al centro dell’attenzione per un grave episodio: il 10 ottobre 2025 ha ricevuto un messaggio anonimo che la ricattava con la minaccia di pubblicare sue foto “nude” manipolate via intelligenza artificiale, chiedendo un riscatto di 10 mila euro.  Davanti alla Commissione parlamentare sul femminicidio ha raccontato di essersi sentita “vulnerabile”, di aver paura che le immagini sarebbero state diffuse e di aver subito in seguito anche insulti e odio online, con commenti tutt’altro che empatici.

Il ricatto: “Pubblicherò a mezzanotte le tue foto nude”

“Il 10 ottobre ho ricevuto un messaggio da un numero sconosciuto con prefisso americano: diceva ‘Pubblicherò a mezzanotte le foto che ho di te nuda e dì pure ad Ambra che se non riceverò 10mila euro ti rovinerò la vita’”, ha raccontato Jolanda, ricordando l’attimo di paura e smarrimento.
“Mi sono sentita senza difese, vulnerabile. Anche se sapevo che quelle immagini non esistevano, la mia paura era l’uso dell’intelligenza artificiale. Ho pensato che potessero manipolarle e diffonderle comunque, e che non avrei potuto fermarlo”. L’ansia di Jolanda nasce infatti dal timore sempre più diffuso dell’abuso dell’Ai generativa per creare falsi nudi femminili, un fenomeno che negli ultimi mesi ha colpito decine di ragazze e donne, anche minorenni, con foto “deepfake” condivise su piattaforme e chat private.

L’odio online: “Non empatia, ma scherno e violenza verbale”

Nei giorni successivi alla denuncia, la giovane scrittrice ha dovuto affrontare anche l’odio dei social, spesso proveniente da utenti adulti. “Mi hanno scritto: ‘Se non avevi foto nuda, di che ti preoccupi?’, oppure ‘I problemi sono altri’. Altri commentavano il mio aspetto fisico: ‘Che dentoni, ma quanto è brutta’”, ha raccontato davanti ai parlamentari, leggendo alcuni dei messaggi ricevuti. “Non c’è quasi mai empatia — ha aggiunto —. Le reazioni sono di scherno, di accusa, di violenza verbale. È una seconda aggressione, che ti colpisce nella dignità”.

“Mi hanno salvata gli adulti che mi sono stati vicino, mio padre, mia madre, il mio fidanzato”

Davanti alla Commissione, Jolanda ha voluto ringraziare la sua famiglia: “Mio padre è stato il primo a cui mi sono rivolta quella sera. Poi mia madre, il mio fidanzato. Mi hanno salvata”. Una rete affettiva che l’ha aiutata a denunciare non solo alle forze dell’ordine, ma anche pubblicamente, attraverso i social e i media: “Non per cercare visibilità o compassione, ma per far capire a chi si sente solo che può chiedere aiuto”.

“Serve educazione affettiva sin da piccoli”