"Le cose non dette": il realismo sentimentale di Muccino e i castelli di carte a cui scegliamo di credere

https://www.alfemminile.com/attualita/quando-l-amore-si-regge-sulle-omissioni-le-cose-non-dette-di-gabriele-muccino-e-i-nostri-castelli-di-carte-credibili-ma-p/

(La redazione di fem) Jan 27, 2026 · 6 mins read
Share this

Le cose non dette è un film sul momento in cui le versioni rassicuranti della realtà smettono di reggere e lasciano spazio alle verità più scomode: una storia corale, una vacanza che si trasforma in resa dei conti, dove ogni omissione pesa quanto una colpa dichiarata. Sullo sfondo di una Tangeri satura di colori, promessa di leggerezza e rinascita, prende forma invece un teatro di tensioni in crescendo e ciò che doveva essere una parentesi felice diventa una messa alle strette senza scampo.

"Le cose non dette": il nuovo film di Gabriele Muccino sull’amore che sopravvive sulle verità taciute

Le cose non dette di Gabriele Muccino: di cosa parla?

L’ultima pellicola firmata da Gabriele Muccino, con Stefano Accorsi e Miriam Leone, lavora sulle bugie che ci raccontiamo per sopravvivere, su quelle narrazioni interiori che costruiamo per mantenere intatto un equilibrio fragile. Ma ogni bugia contiene in sé uno snodo inevitabile, un punto di non ritorno in cui è costretta a venire a galla, travolgendo le certezze su cui si reggeva.

La trama di un racconto corale sulle bugie tra coppie

Carlo e Lisa sono una coppia affermata, brillante, e di discreto successo. Vivono a Roma tra lavoro, abitudini e un amore che sembra aver perso slancio. Non riescono ad avere figli e questa impossibilità sembra aver congelato il loro rapporto nello stesso modo in cui Carlo, un aspirante scrittore, è bloccato sul piano artistico. In cerca di nuovi stimoli, partono per una vacanza a Tangeri insieme ai loro amici di sempre, Paolo e Anna, e alla figlia adolescente di questi ultimi, Vittoria. Ma quello che dovrebbe essere un viaggio rigenerante si trasforma presto in un campo minato emotivo.

Lisa e Carlo, una coppia bloccata tra successo e frustrazione

Lisa e Carlo sono una coppia di lunga data. Lei per Vanity Fair è giornalista esperta di relazione, sebbene del tutto incapace di leggere la propria; lui insegna filosofia all’università, ammorbando gli studenti con riflessioni spicciole sulla vita, ed è uno scrittore in crisi cronica. Dopo il primo romanzo si è bloccato, non sa come proseguire, esattamente come nella relazione con la moglie che, da quando non è riuscita a evolversi nello stadio della famiglia felice appare ferma, immobile quanto la sua ispirazione. Il ritratto non lascia scampo: un uomo frustrato da una moglie più brillante di lui, che dubita delle proprie capacità ma non sa reinventarsi, soprattutto succube dei propri sbalzi ormonali che azzerano qualsiasi capacità critica e prospettica. Ma, più di tutto, un eterno indeciso, incapace di rinunciare alle proprie comodità per rischiare qualcosa di nuovo e, allo stesso tempo, tanto frivolo da non negarsi mai il piacere immediato e leggero che lo scuote. È per questo che intraprende una relazione clandestina con la sua studentessa, molto più giovane di lui: Blu.

Paolo e Anna: la crisi familiare più intrigante sullo sfondo

Più defilata ma significativa è la seconda coppia: Paolo (Claudio Santamaria), ristoratore sempre assente per lavoro, e Anna (Carolina Crescentini), madre iper-protettiva e ossessionata dalla figlia Vittoria, incapace di accettare che la giovane sia entrata nell’età dell’adolescenza. Se Anna è l’amica insopportabile che non ha peli sulla lingua, che mette in imbarazzo gli altri con la sua mancanza di rispetto delle convenzioni sociali, è anche l’unica capace di vedere chi ha davanti, oltre le scuse che gli altri continuano a raccontarsi.

I quattro partono insieme per Tangeri nel tentativo di ritrovare un po’ di equilibrio nelle loro vite matrimoniali, ma già dalle prime ore, se Lisa e Carlo sembrano voler semplicemente recuperare un’intesa perduta, tra Paolo, Anna e Vittoria le cose iniziano a sfuggire di mano.

Seduti a tavola, i cinque si ritrovano a commentare un episodio di cronaca recente, in cui una donna ha difeso strenuamente il marito accusato di molestie da più donne, ponendosi una domanda che attraversa tutto il film: dareste un alibi a qualcuno che amate anche se ha commesso qualcosa di orribile, o lascereste che la giustizia faccia il suo corso?

Blu: la giovane amante Romantica e il peso del cliché

L’elemento detonante della storia è Blu (Beatrice Savignani), giovane studentessa di filosofia. Monocromatica come il suo nome, Blu è tratteggiata come una ragazza che vuole vivere di colpi di scena, in cerca di intensità e assoluto come una vera eroina Romantica. L’attrice riesce a darle una vitalità sincera, mai troppo affettata, credibile nei suoi estremi emotivi. Eppure il film ricade in un cliché ormai già visto: l’instabilità emotiva di una giovane donna, per di più di modesta estrazione economica e proveniente da una zona rurale, diventa l’ombra che minaccia l’equilibrio di quattro borghesi benestanti. Quando Blu compare improvvisamente a Tangeri per dare a Carlo un ultimatum – lasciare la moglie – il film non mette mai davvero a fuoco il ruolo di lui: le promesse infrante, il comportamento immaturo, la posizione di potere esercitata su di lei.

Carlo, anzi, resta il punto di riferimento morale dell’intero racconto, al punto che Vittoria lo considera un idolo e ascolta tutti i suoi insegnamenti, compresi quelli più egotisti, come “fai solo ciò che desideri, senza preoccuparti degli altri”.

Uomini inetti, donne cieche, amicizie sincere

Nei paradossi relazionali a catena emerge con forza l’inettitudine degli uomini: se Paolo è l’unico capace di guardare Carlo negli occhi e dirgli chiaramente che sta facendo una cazzata immensa, è anche il classico padre che non conosce nemmeno i nomi delle migliori amiche della figlia. La loro inabilità emotiva, sofferta o presa con leggerezza, è completamente esposta. Neppure le donne, però, sono esenti da responsabilità, almeno le due mogli. Entrambe preferiscono velarsi gli occhi, scegliere la cecità piuttosto che affrontare il rischio di vedere il loro fragile equilibrio andare in frantumi. Se Lisa soffre in modo composto una volta scoperto il tradimento, Carlo, al contrario, si abbandona a un patetismo auto-vittimistico, del tutto performativo, perfino davanti a sé stesso.

Il vero personaggio emblematico resta Vittoria, interpretata dalla giovanissima Margherita Pantaleo: una ragazza che attraversa la pubertà con genitori incapaci di fare da guida – uno assente, l’altra soffocante – e che desidera solo libertà, autonomia e amore.

Le cose non dette è un film coinvolgente e convincente, pur essendo venato di cliché. Il suo valore più autentico sta, a mio dire, nella rappresentazione dell’amicizia sincera tra Lisa e Paolo: un legame profondo tra un uomo e una donna che non scivola mai in una seconda storia d’amore, ma resta ciò che è, presenza, ascolto, sostegno reciproco.

Quando e dove vedere Le cose non dette