Le domande che si possono porre a Natale al posto di "quando ti sposi" (o l'equivalente lavorativo o sociale)

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(La redazione di fem) Dec 24, 2025 · 3 mins read
Le domande che si possono porre a Natale al posto di
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Ci sono poche certezze nella vita: il panettone con i canditi non piace quasi a nessuno, le vacanze di Natale esistono solo se vai a scuola (altrimenti lavori ogni giorno) e durante il pranzo di Natale ci dobbiamo accollare domande invasive. E il fidanzato? Figli non ne vuoi? Te l'hanno fatto l'indeterminato? Che attenzione, si può sempre rispondere rilanciando: Ti va se invece parliamo di cosa pensi dell'intelligenza artificiale nella sanità pubblica? Magari non sanno che dire e ce li leviamo di torno per il resto del pasto. 

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Ora, intendiamoci: queste domande non nascono per forza da cattiveria. Spesso sono il risultato di una conversazione pigra, un tentativo di rompere il ghiaccio tra una lasagna e il fatto che con quella parente non ti vedi mai e non sai bene che dire. Ma in un periodo in cui tutto - lavoro, identità, futuro - si sta trasformando, forse è il momento di trasformare anche le conversazioni natalizie.

Ecco quindi qualche proposta di domande più interessanti, stimolanti per rendere i pranzi e le cene di Natale tra parenti meno prevedibili e più illuminanti: Cosa ti preoccupa di più del mondo in questo momento? Domanda ad alto rischio esistenziale ma anche profondamente umana. È un invito a condividere paure e speranze, quelle vere, non quella di rimanere single che soddisfa solo la visione incardinata della vita che ha zia. E magari scoprire che anche il cugino vota schieratissimo ma teme il cambiamento climatico quanto te però non vi parlate.

"ma perché non parliamo dei conflitti che in questo momento affliggono migliaia di persone?!"

Altra domanda: Se potessi cambiare una legge domani, quale cambieresti?. Invece di chiederci quando ci laureiamo, potremmo chiederci che tipo di società vogliamo costruire una volta laureati, laureate. Giustizia sociale, ambiente, lavoro: ogni risposta è una finestra sul senso civico della parentela. Come questa potrebbe esserci Qual è una battaglia che ti sta a cuore e perché?: una domanda che può svelare adesione o vicinanza empatica a istanze insospettabili: dall'equità fiscale, alla digitalizzazione della PA. Altro che gossip amorosi. Simile ma più diretta: Che futuro immagini per l’Italia? 

In tempi di crisi climatica, guerre e sfiducia nelle istituzioni, chiedere questo è come dire: parliamo di cose serie, ma senza dimenticare che siamo insieme a mangiare tortellini. E può persino far nascere confronti generazionali molto utili, se non altro alla conoscenza reciproca e vera, una conoscenza che valica le ipocrisie del dover stare insieme perché si condivide parte del DNA.

Cosa hai imparato quest’anno, cosa ti lasci indietro? è un classico che non delude mai. È una domanda che spinge alla riflessione personale, molto più significativa del curriculum universitario o dello stato sentimentale. Perché il punto non è evitare di parlare di sé ma sostituire le domande a bruciapelo e stereotipate con conversazioni rispettose che soddisfano la curiosità molto più che un "non c'è un fidanzato, nonna". Le persone sedute al tavolo sono qualcosa di più di una timeline sociale da aggiornare sulla base di tappe preordinate. 

cosa c'è davvero dietro le domande invasive dei parenti a natale

Sappiamo che domande come queste forse rappresentano un modo rassicurante di interpretare la vita degli altri attraverso schemi lineari e socialmente riconosciuti. Sono domande-riflesso, tramandate quasi per inerzia, che pescano da un immaginario collettivo in cui esistono tappe prestabilite: scuola, università, lavoro, matrimonio, figli.