Il perché le donne sono sempre più propense a rimanere single si spiegherebbe banalmente con l'assenza di interesse da parte degli uomini a leggere contenuti come questo: quelli cioè, in cui le donne parlano. Il che ci porterebbe immediatamente allo scarto: da un lato c'è interesse a investire emotivamente, dall'altro no. Ma andiamo avanti.
Margaret Atwood: "'Il racconto dell'Ancella' fu profetico: l'America va verso una teocrazia che sottomette le donne"C’è un dato, prima di tutto: entro il 2030 la metà delle donne tra i 25 e i 44 anni sarà single. Poi c'è un altro dato: le donne single sono la sottocategoria demografica più felice di tutte. E un altro ancora: le donne rinunciano malvolentieri ad avere a che fare con gli uomini. Ora, è inutile ragionare e fare filosofia quando il problema è così esteso (globalmente) e quando chiaramente vi si intrecciano dentro molte variabili. Bisogna chiedere alle donne perché e - non si sa mai - qualche uomo potrebbe fare un lavoro minimo e basilare di autocoscienza e capire.
Dietro le percentuali e i dati infatti c’è una vita quotidiana che cambia. Quando ho chiesto su Instagram "perché sei single" hanno risposto decine di donne (e qualche uomo) e le risposte, come giustamente mi è stato fatto notare da alcune amiche, si potrebbe condensare in "perché ci siamo rotte il cxxxx".
"non sanno nemmeno fare conversazione a meno che non si parli di loro"
Donne diverse per età, professione, istruzione e schieramento politico hanno voluto spiegare che la loro singletudine non è una fase momentanea né, per carità, una scelta politica o di appartenenza a un movimento tipo quello delle coreane. Ma nei fatti dicono tutte la stessa cosa.
Cercano partner gentili, emotivamente maturi e disponibili, capaci di comunicare, di prendersi cura di sé e di contribuire attivamente a una relazione in cui la parola chiave è reciprocità. Invece, tutte, hanno avuto a che fare con uomini incapaci di tenere il passo, che giustificavano le loro mancanze tirando fuori traumi non elaborati, che assicurano di non volere drammi ma poi fanno i salti mortali per portare i drammi nelle relazioni (tradimenti, bugie, gelosie, assenze, silenzi, violenze psicologiche e via dicendo per poi schivare accuratamente le ripercussioni. Il "dramma" cioè, lo farebbero le partner reagendo, non loro agendo). Sì, mancano le basi.
"L’asticella era già bassa e comunque scendono ancora"
Molti uomini in sostanza vorrebbero una specie di tata, madre accudente, che finge di non accorgersi delle loro "marachelle" anche se hanno cinquant'anni, che si occupa di loro in cambio di niente. E lo scrive una donna che ha divorziato, un'altra che è rimasta vedova, un'altra che non ha nemmeno trent'anni. E attenzione, neanche si conoscono tra loro.
Tantissime parlano del carico mentale: la sensazione di dover diventare automaticamente la parte emotivamente presente e competente della coppia. "Mi sembra che sarebbe un altro lavoro, qualcuno di cui prendersi cura fisicamente ed emotivamente": ecco l'altro refrain che ricorre in moltissime risposte. Il problema è che oggi le donne non vogliono che la loro qualità della vita peggiori. E tutte le volte che sono state in relazione la loro vita è peggiorata. Ovviamentre oggi arrivando al bivio "single vs coppia" non possono che propendere per la prima, anche se a malincuore.
Per decenni agli uomini è stato chiesto molto poco: lavorare fuori casa e possibilmente non uccidere la partner. Le donne, nel frattempo, hanno dovuto imparare mille altri registri: emotivi, comunicativi, sociali (oltre che professionali). La coppia allora non è più un’economia di scambio: tu mi sposi, provvedi economicamente a me senza ammazzarmi e io ti tratto come ti trattava tua madre.
le donne hanno imparato il dovere della cura per sopravvivere
La coppia oggi è un sistema potenzialmente paritario e paradossalmente molto meno complesso perché nasce spontaneamente e non da condizioni di necessità, e in cui lo scambio potrebbe essere anche solo emotivo. Ma forse proprio per questo è un sistema crollato. Gli uomini sono incapaci, spesso, di portare in dote l'emotività, la cura, la reciprocità. Competenze che le donne hanno dovuto imparare per la loro stessa sopravvivenza, agli uomini no perché loro lavoravano fuori casa. E non è un’accusa è la fotografia di un inciampo culturale.
La verità è che la maggior parte delle donne non ha perso fiducia nell’amore; ha perso la pazienza. Non vogliono più essere l’adulto della relazione, la terapeuta fai-da-te, la project manager, la governante, la mammina premurosa che tutto accetta. Va detto che allo stesso tempo, la vita da single non è un ripiego tragico. È libertà, chiarezza, ritmo proprio. Questa autonomia, soprattutto quando è sostenuta dall’indipendenza economica, cambia tutto.
Molte donne non rinuncerebbero alla propria quiete per un partner incapace di migliorare la loro vita. Perché oggi la domanda vera è questa: mi aggiungi o mi sottrai (tempo di qualità, energie, stimoli)? La risposta, troppo spesso, è la seconda.
Il tracollo culturale (libro)