Sembra una verità scomoda, ma solo a un occhio poco attento: il cosiddetto "paradosso nordico" sul tema dei femminicidi e della violenza di genere non sottolinea che le donne emancipate del Nord Europa sono "più a rischio" di quelle che vivono a Sud e che invece escono di meno, rivendicano di meno. Il paradosso nordico sottolinea che le donne si sono emancipate, gli uomini no.
Omaggio a Ornella Vanoni a "Che tempo che fa": i momenti più emozionanti e le lacrime di LittizzettoIl paradosso nordico, intanto
Stando al Global Gender Gap Report, nei Paesi del Nord Europa c’è maggiore uguaglianza tra uomini e donne, a cominciare dalla penisola scandinava (Norvegia, Svezia, Finlandia) ma anche in Danimarca e Islanda. Nonostante ciò è in questi Paesi che si registrano più casi di violenza domestica agita dai partner sulle donne: il 30 per cento delle donne sono infatti vittime di violenza contro una media europea del 22 per cento.
Tra le varie spiegazioni del fenomeno ci sarebbe quella di una maggior consapevolezza del problema della violenza di genere che porterebbe a più denunce, lì dove invece le donne dei Paesi più arretrati (come sarebbe per esempio l'Italia) ancora non la riconosco quindi non la denunciano. Un'altra ipotesi - secondo noi più valida - é quella di una emancipazione femminile che non è accompagnata da quella maschile.
In che senso: nei Paesi scandinavi, come in Italia, come in Grecia, alcuni aspetti dell’aggressività maschile sulle donne sono legittimati e normalizzati a cominciare dagli abusi psicologici, verbali e fisici tra partner, che perfino nelle aule di tribunale sono considerati affari di poco conto. Quindi il dato è che a fronte di una maggiore emancipazione femminile si scatenano più espressioni di violenza da parte di uomini che non l'accettano. Non è tanto una questione di abusi non denunciati nel resto dell'Europa, quanto proprio un numero più alto di abusi nei Paesi più emancipati.
le leggi, senza interventi sociali, non servono quasi a niente
Il paradosso nordico quindi ci mette davanti a una realtà: la parità di genere non si può costruire solo con le leggi ma soprattutto con interventi che agiscono sulla cultura e sulla società e che coinvolgono i maschi e il loro modo di percepirsi. Che, come sappiamo, sono ben coscienti delle pene a cui andrebbero incontro commettendo violenze e femminicidi (e comunque li commettono).
È questo uno dei punti cruciali evidenziati dalla giornalista e attivista Donata Columbro, anche autrice di Perché contare i femminicidi è un atto politico, che sottolinea come la persistenza dei ruoli patriarcali, nonostante siano stati formalmente aboliti nelle società moderne, continui ad alimentare dinamiche di dominio e violenza. «L'abolizione legale del patriarcato non ha avuto un seguito culturale e sociale da parte degli uomini - spiega Columbro - non c'è stata una presa di coscienza e non si sono mai emancipati dal ruolo».
Le sue considerazioni si collegano perfettamente alle interpretazioni proposte dalla ricerca accademica: le trasformazioni sociali non hanno coinvolto in modo simmetrico uomini e donne e, mentre queste ultime hanno avuto un progresso evidente nei diritti, nel lavoro, nell’accesso all’istruzione e nelle libertà personali, molti uomini non hanno ridefinito il proprio ruolo e continuano a rimanere frustrati e delusi dalla mancanza di relazioni gerarchiche.
È in questo scollamento che si radica la violenza maschile. Un tema che gli studi ospitati in banche dati come DOAJ, OpenDOAR e Google Scholar confermano: le reazioni violente sono spesso legate alla percezione della perdita di controllo, di potere o di status da parte degli uomini.
Il problema dei dati sui femminicidi in Italia
«Un altro aspetto che mi sento di sottolineare - continua Donata Columbro - è che gli unici dati disponibili arrivano dalla Casa delle Donne di Bologna perché le istituzioni non li diffondono» (e chissà se li registrano, verrebbe da chiedersi). Columbro, attivista di OnData, sostiene la campagna "Dati bene comune" promossa anche da ActionAid e Transparency International Italia. Serve per chiedere al Governo, banalmente, di applicare la legge e fornire i dati per studiare la violenza di genere e prevenire il fenomeno.
Thief steals $11m in crypto after pretending to be delivery driver