Entrando in una scuola Montessori, ciò che colpisce immediatamente è il movimento. Non bambini seduti in fila davanti a una cattedra, ma giovani che si muovono liberamente nello spazio, scelgono le proprie attività, si aiutano reciprocamente. Uno dipinge mentre un altro ritaglia, qualcuno scrive e qualcun altro raccoglie foglie in giardino. Una bambina affetta una banana mentre un'altra lavora con le aste numeriche. Il movimento libero, purché costruttivo e rispettoso degli altri e dell'ambiente, è favorito in ogni momento.
Elodie a Che Tempo Che Fa: "Un adulto felice è un ex bambino sostenuto"Ma cosa significa davvero applicare il metodo Montessori nella scuola del 2026? Come funziona dal nido fino alle medie? Ne abbiamo parlato con Milena Piscozzo, dirigente scolastica dell'Istituto Comprensivo Riccardo Massa di Milano, la prima scuola statale italiana ad aver verticalizzato il metodo Montessori fino alla secondaria di primo grado, partendo da una primaria Montessori attiva dal 1969-70, l'unica statale per molti anni della Regione Lombardia.
I principi fondamentali: autonomia e ambiente preparato
Prima di entrare nel dettaglio dei diversi ordini scolastici, è importante comprendere i principi cardine che attraversano tutto il metodo Montessori, dal nido alla secondaria. «Il Metodo Montessori è un insieme di azioni e di idee. Non solo, quindi, una diversa tecnica di insegnamento-apprendimento, ma un modo diverso di affrontare la vita e le esperienze scolastiche. La stessa Montessori non voleva che si chiamasse Metodo, ma “Dite piuttosto che è una via da percorrere insieme ai bambini per offrire loro il mondo della conoscenza.” Ha come principale finalità quella di offrire ai bambini e ai ragazzi un aiuto a costruirsi “uomini di pace in un mondo di pace". Il principio fondamentale è l'autonomia, sia nella primaria che nella secondaria», spiega Piscozzo. «I bambini evolvono nel loro percorso di apprendimento e maturano una sempre crescente autonomia; nella primaria, il materiale strutturato, che Maria Montessori ci ha lasciato, permette l’acquisizione di abilità e competenze previste per questo grado scolastico».
Nella scuola primaria l’ambiente è intenzionalmente strutturato: arredi a misura di bambino, spazi da poter gestire autonomamente, attività di vita pratica concrete; per realizzare l'indipendenza è necessario che l'ambiente stesso offra l'opportunità di sperimentare personalmente ogni attività. Bisogna ricordare che chi è servito invece di essere aiutato in un certo modo è leso nella sua indipendenza: “Non voglio essere servito perché non sono un impotente, ma dobbiamo aiutarci l'un l'altro, perché siamo esseri socievoli”, diceva Maria Montessori. È nell’ambiente che sono garantite democrazia e libertà: saper attendere, condividere, rispettare, assumersi le responsabilità. Un ambiente che non blocchi la spontaneità, che non spenga l'interesse, che non frustri, ma che sostenga l’intelligenza e l'interesse. Un ambiente organizzato che promuova la conoscenza, lo studio e il lavoro, all’interno del quale ciascuno rafforzi la propria personalità, imparando a valorizzare se stesso e gli altri.
Come funziona al nido e alla casa dei bambini
I principi montessoriani al nido e alla casa dei bambini seguono la stessa filosofia: ambiente preparato, libera scelta tra le attività proposte, materiali specifici pensati per lo sviluppo delle competenze. In questa fase, i bambini piccoli lavorano molto con i materiali sensoriali e di vita pratica: il gioco lavoro dei travasi, le lettere smerigliate, i telai e le allacciature, l'uso di forbici e di coltelli (sempre sotto lo sguardo attento dell’adulto), ma anche ago e filo. Attività che sviluppano la motricità fine, la concentrazione, l'autonomia nelle azioni quotidiane.
I bambini hanno già tutti degli incarichi: apparecchiare, sparecchiare, pulire. L’ambiente preparato e intenzionalmente organizzato dall’adulto consente al bambino di autoeducarsi e rendersi autonomo fin dai primi anni.
La scuola primaria: materiali di sviluppo e autocorrezione
Alla primaria Montessori dell’Istituto “Riccardo Massa” i bambini lavorano 40 ore settimanali con blocchi di quattro ore. «Abbiamo i blocchi di 4 ore e 4 ore, quindi c'è l'insegnante al mattino dalle 8.30 alle 12.30, e generalmente ci sono diversi tipi di attività che spaziano tra i vari ambiti disciplinari, all’interno del lavoro libero», spiega Piscozzo. L’insegnante segue gli interessi e i bisogni dei bambini, strutturando le attività in modo modulare tra presentazione di nuovi materiali o introduzione di nuovi argomenti e lavoro libero, tra attività individuali o in piccolo gruppo. La giornata potrebbe cominciare con un'attività di presentazione ai bambini di un argomento attraverso una grande lezione, seguita dal lavoro libero. «I bambini scelgono, tra le differenti proposte presenti nell’ambiente appositamente organizzato dall’insegnate, i materiali con i quali lavorare e che possono essere di discipline diverse. A titolo esemplificativo, accade quindi che durante la mattina, dove è presente l’insegnante a cui è attribuito l’ambito di italiano, e che in realtà è formato su tutte le discipline grazie ai corsi di differenziazione didattica, un bambino potrebbe scegliere di dedicarsi ad attività di matematica o ad altre discipline».
“Nella scuola primaria è presente in ogni classe una vasta gamma di materiali di sviluppo. Questi, a partire dalle capacità sensoriali e motorie del bambino, hanno l'obiettivo di farlo agire in modo che si perfezioni e progredisca, sviluppando autonomamente la conoscenza. Il materiale contiene in sé il controllo dell'errore che consente l'autocorrezione. Oltre al materiale strutturato il bambino trova predisposte all'interno della classe, e sempre alla sua portata, una serie di proposte di lavoro e di testi cui attingere liberamente, secondo un ordine che i suoi interessi e le sue motivazioni gli propongono. L'errore diviene una presenza importantissima nella scuola Montessori: assume la dignità di "Signor Errore", perché quando viene scoperto dal bambino, favorisce i suoi processi logici. Egli deve infatti ripercorrere, in una rappresentazione mentale, le tappe del suo operare, ricostruirle, per poi procedere a nuove strategie di soluzione, che lo aiutano a concentrarsi con maggior attenzione, a sviluppare meglio le sue capacità mentali, in una ripetizione dell'esperienza che lo aiuta ad autocontrollarsi e ad autodisciplinarsi», spiega Piscozzo.
Anche durante il pranzo i bambini hanno incarichi specifici: c'è il cameriere, quello che passa a versare l'acqua. «C'è una responsabilizzazione da questo punto di vista, e un modo di prendersi cura dell'ambiente in cui vive. È importante perché interiorizzano un agire consapevole che durerà per tutta la vita.». Dopo la mensa e l'intervallo (generalmente all'aperto), il pomeriggio continua con l'introduzione di nuovi argomenti attraverso "inneschi" e grandi presentazioni, oppure con la prosecuzione del lavoro libero della mattina. L'organizzazione varia a seconda degli anni e della progettazione. I tempi di lavoro sono dettati dal bambino e quasi mai imposti dall'esterno. La velocità di risoluzione degli esercizi non è una qualità da coltivare, lo sono piuttosto la cura e la reale comprensione dell'insegnamento offerto dall'attività che si sta svolgendo.
La secondaria di primo grado: dalla cooperazione alla conquista dell'autonomia intellettuale
Il passaggio alla secondaria di primo grado rappresenta un'evoluzione significativa nel metodo. E qui entra in gioco la storia straordinaria raccontata da Piscozzo: quella della prima scuola secondaria di primo grado Montessori statale italiana, ora a ordinamento. «Maria Montessori ha strutturato il metodo fino alla scuola primaria ma ha lasciato tantissime indicazioni sull'adolescente e sulla scuola per l'adolescente. Ha lasciato anche un modello di scuola, che però lei non ha realizzato», spiega Piscozzo. Da quel modello si sono sviluppati due filoni nel mondo: le Farm School nel Nord America, realizzate in contesti agricoli, e il "compromesso urbano" nel Nord Europa, ma sempre nel privato. «Per verticalizzare il metodo in una scuola statale italiana, ho studiato attentamente tutto quello che Maria Montessori diceva sul terzo piano di sviluppo, quello che riguarda gli adolescenti dai 12 ai 18 anni». Il percorso è stato lungo e rigoroso. Prima la sperimentazione interna dal 2014, poi nel 2017 il primo decreto ministeriale per la sperimentazione assistita, con l'osservazione di un comitato tecnico-scientifico di USR Lombardia e dell'Università Bicocca. Nel 2021 nasce una rete nazionale che ottiene l'autorizzazione a una sperimentazione di interesse nazionale. «Il primo ottobre 2024 è successo qualcosa di straordinario che ancora mi emoziona: la legge 150, articolo 2, ha ricondotto a ordinamento la scuola secondaria di primo grado Montessori. Dal primo settembre 2025 siamo a ordinamento. Abbiamo costruito un nuovo modello della scuola italiana».
Neuroscienze e adolescenza: il neonato sociale
«Maria Montessori diceva che nel terzo piano di sviluppo avvengono cose straordinarie nel cervello, come se ci fosse una co-costruzione. Oggi le neuroscienze confermano che c'è uno sviluppo importante delle connessioni neuronali e che nella vita dell'essere umano non c'è un periodo più fertile per l'apprendimento dell'adolescenza. Abbiamo di fronte un capitale umano straordinario», sottolinea Piscozzo. La pedagogista chiamava l'adolescente "neonato sociale" perché compie i primi passi all'interno della società. «Noi adulti diventiamo meno importanti in questo periodo, perché diventano importanti i pari. Questo significa che il modello educativo deve essere cooperativo, un modello di apprendimento che porta alla co-costruzione del sapere».
Ecco la differenza fondamentale tra primaria e secondaria: «Mentre il lavoro in primaria è soprattutto lavoro individuale, i bambini si concentrano sui materiali e li utilizzano singolarmente, nella secondaria, essendo neonati sociali, si spinge sul lavoro cooperativo».
Come funziona la giornata alla secondaria
Gli studenti frequentano per 36 ore settimanali. “Il principio fondativo del modello pedagogico montessoriano, il rispetto per la libertà del soggetto che apprende, trova concreta attuazione in particolar modo nell’attività di lavoro libero, la condizione perché il processo educativo possa realizzarsi attraverso un’organizzazione di tempo e di spazio nel quale il ragazzo e la ragazza scelgano liberamente a quale attività dedicarsi tra una rosa di proposte preparate dall’insegnante. Questa attività nella scuola secondaria di primo grado si realizza nella “didattica per piani di lavoro” attraverso la quale i ragazzi e le ragazze hanno obiettivi di apprendimento e di competenza da raggiungere nelle diverse discipline in un tempo concordato. Gli insegnanti predispongono materiali e attività diversi e diversificati che gli alunni e le alunne scelgono liberamente nell’ordine e nella modalità (lavoro individuale, a coppie, in piccolo gruppo). Si cura quanto più possibile il dialogo tra le discipline al fine di condividere contenuti per raggiungere competenze trasversali.” dice Piscozzo. E ancora “In media i materiali Montessori veri e propri non ci sono, a volte utilizziamo qualche materiale della primaria, ma in realtà il materiale è proprio il sapere». Ogni giorno hanno due ore di lavoro libero, durante le quali gli studenti lavorano autonomamente. «L'insegnante attiva gli studenti con un innesco, li interessa, li motiva su un argomento e poi iniziano la loro attività», precisa la dirigente.
L'organizzazione è complessa: blocchi orari di due ore con insegnanti delle stesse discipline per permettere attività di età diverse. «Ho sullo stesso piano del plesso prima, seconda e terza classe, perché è importante il supporto e il tutoraggio dei più grandi nei confronti dei più piccoli. Quelli di terza media lavorano spesso con quelli di prima». In altri momenti gli orari prevedono discipline diverse per attività interdisciplinari. «Lavoriamo per nuclei tematici dove convergono le varie discipline. Faccio l'esempio di Leonardo da Vinci, che coinvolge diverse discipline: c'è un gruppo di studenti (anche di età diverse) che si occupa della pittura, un altro della scultura, chi della matematica, chi di tecnologia. Abbiamo costruito all'esterno i ponti che Leonardo aveva progettato, li hanno fatti i nostri ragazzi». Durante il lavoro libero, gli insegnanti sono posizionati per creare gli "sportelli". «I ragazzi vanno a chiedere, su discipline diverse, anche cose che riguardano argomenti molto complicati, anche di università. Si devono anche prenotare. È meraviglioso vedere i ragazzi “inseguire” i docenti perché vogliono continuare a sapere... I ragazzi hanno voglia di sapere, hanno una capacità di apprendimento straordinaria. Siamo noi adulti che a volte non li mettiamo nelle condizioni di motivarli». Il pomeriggio continua con le altre discipline, sempre con inneschi iniziali seguiti da attività autonome o di gruppo. Un dettaglio simbolico ma significativo: «La prima cosa che ho fatto è stato togliere la campanella, per evidenziare che il sapere è unico. Rischiamo di portare i nostri ragazzi a considerare il sapere come compartimenti stagni, ma bisogna trovare le interconnessioni, l'aspetto interdisciplinare».
Le differenze con la scuola tradizionale
Cosa cambia tra una scuola montessoriana e una "tradizionale"? Le caratteristiche sono trasversali a tutti gli ordini scolastici.
L'ambiente preparato: ogni cosa presente nello spazio ha uno scopo condiviso da tutti, e ogni oggetto ha una propria collocazione stabile. Se è visibile, può essere utilizzato dai bambini quando ne hanno voglia.
La libera scelta: i bambini scelgono autonomamente le proprie occupazioni tra le proposte presenti nell'ambiente, senza che venga imposta loro un'attività precisa. Questa è forse la differenza principale con la scuola tradizionale, dove le attività sono coordinate dall'insegnante e solitamente svolte dall'intero gruppo.
Il ruolo dell'adulto: l'adulto interviene solo quando il bambino agisce in modo non finalizzato ad alcun esercizio, altrimenti rimane in osservazione del gruppo. I maestri usano un linguaggio ricco e forbito, sanno dove posizionarsi nello spazio per non disturbare e allo stesso tempo sostenere, indirizzare o affascinare i piccoli. Il centro è il bambino o la bambina, non l'adulto.
I tempi: sono dettati dal bambino e quasi mai imposti dall'esterno.
La valutazione: dall'autocorrezione all'autovalutazione
Nella valutazione periodica e finale, cioè nel documento di valutazione, si segue quanto previsto dall’ordinamento scolastico: giudizio sintetico per la primaria, voto numerico per la secondaria. Ma nella valutazione in itinere si privilegia una valutazione formativa attraverso feedback. «Nella Scuola Montessori il momento della valutazione è intrinseco al lavoro stesso dell’alunno (controllo dell'errore). Il processo valutativo non deve assolutamente mortificare e incrinare il senso di autostima ma, al contrario, deve tendere a valorizzare le capacità di ciascuno e soprattutto deve servire all'insegnante per verificare la validità del percorso educativo-didattico. Non esistono "premi o castighi" per punire o incentivare perché ogni alunno si impegna nel lavoro secondo le proprie capacità. Assume invece un ruolo importante l'osservazione. Attraverso l'osservazione dei propri alunni infatti, l’insegnante è in grado di rilevare la loro capacità di organizzazione nel lavoro, il livello di autonomia, di interesse, di concentrazione e di attenzione e, di conseguenza, le consente di intervenire nel modo adatto. Con la crescita diventa rilevante l’autovalutazione degli alunni: i bambini sono chiamati a riflettere sulle proprie potenzialità, sulla qualità del lavoro svolto e sul percorso di apprendimento. Lo sviluppo dell’autoconsapevolezza è un traguardo che completa il percorso scolastico e, soprattutto, il percorso di crescita.», sottolinea Piscozzo.
I risultati: numeri che parlano chiaro
I dati Invalsi confermano l'efficacia del metodo. «La mia scuola nel 2014 si attestava a livello della media italiana. Adesso è sopra la media di Regione Lombardia e le sezioni Montessori sono sopra la media dell'Istituto. Questo vuol dire che un altro modo di fare scuola motiva gli studenti e permette il miglioramento dei risultati».
Uno degli aspetti più sorprendenti è la metamorfosi dei docenti, soprattutto alle medie. «È molto difficile insegnare agli adolescenti. Sono collerici, a volte irrispettosi, c'è un cambio ormonale e fisico. Avevo docenti a volte esasperati, frustrati, che vedevano studenti disinteressati che non li seguivano», spiega la preside. Il cambiamento metodologico ha ribaltato la situazione. «Qual è la gratificazione più importante per un insegnante? La gratificazione più importante è vedere i tuoi studenti che si innamorano di quello che fai. Questo è accaduto nel Montessori».
Vantaggi e impegni richiesti
I vantaggi della scuola montessoriana sono evidenti:
• Educazione al pensiero critico e alla responsabilità delle proprie scelte
• Rispetto di sé e dei propri desideri e rispetto degli altri
• Libertà di movimento, fondamentale per garantire un buon equilibrio psico-fisico
• Libera scelta, quando costruttiva e sostenibile
• Accompagnamento da parte di un adulto paziente e attento nella cura di ogni dettaglio dell'ambiente e delle attività
Gli svantaggi? L'enorme investimento richiesto a famiglie e insegnanti per rispettare i fondamenti della pedagogia di Maria Montessori: nella cura dell'ambiente, nella formazione continua del personale, nella continuità educativa tra casa e scuola. Sposare la filosofia montessoriana è molto impegnativo, necessita di costanza, perseveranza e pochi compromessi. Scegliere di adottare i principi di Maria Montessori saltuariamente, solo in alcuni spazi, o farne una lettura superficiale, è inutile. Maria Montessori chiedeva la libertà del bambino in un ambiente preparato e dopo un processo di "normalizzazione", altrimenti si può parlare solo di caos.
Amazon says it is laying off 16,000 employees