Non è un lutto qualsiasi: con James Van der Beek vola via la promessa di futuro che (per i Millennial) non è mai arrivato

https://www.alfemminile.com/culture/james-van-der-beek-morte-millennial-fine-illusione-dawsons-creek/

(La redazione di fem) Feb 12, 2026 · 3 mins read
Non è un lutto qualsiasi: con James Van der Beek vola via la promessa di futuro che (per i Millennial) non è mai arrivato
Share this

La notizia è arrivata come arrivano le cose nell’età adulta: senza preparazione, senza colonna sonora e senza la promessa che a un certo punto, dopo la fase di crisi, tutto si risolverà per il meglio. James Van Der Beek è morto dopo una lunga malattia.

Dawson's Creek, il doppiatore italiano di Dawson: "Era un logorroico, sono del team Pacey"

E se per molte persone è la scomparsa di un attore televisivo degli anni Novanta, per altre si è fatta nitida la sensazione di essere stati felici - davvero felici - l'ultima volta proprio mentre in Tv passava Dawson’s Creek. E questo è molto più che la sintesi di un'epoca che si conclude: è la fine di un’epoca emotiva.

La morte di James Van Der Beek come lutto generazionale

C'è una canzone di Lo stato sociale che si intitola Eri più bella come ipotesi. "E adesso cosa resta della nostra età, se togli la ribalta, la radio, la musica, la fama e la voglia di riscrivere daccapo una storia irrisolta?" Ecco: per i Millennial, James Van Der Beek non era solo Dawson Leery. Era l’idea che la vita sarebbe stata intensa, significativa, piena di parole giuste al momento giusto e soprattutto che nell'episodio successivo le cose sarebbero andate in qualche modo a posto. Dawson, con le sue malinconie speranzose e il suo sguardo da wannabe regista, innamorato dell'amore, ci ha raccontato che avremmo raggiunto una specie di linea dorata oltre la quale la vita sarebbe stata facile. Ma siamo Millennial, per noi niente è facile

Dawson's creek è stata una serie che ci ha insgnato che i sentimenti sarebbero stati complicati ma importanti. L'ultima, insieme forse a The Oc, prima del binge watching dello streaming, che ci ha insegnato l'attesa dell'episodio settimanale.

Poi a un certo punto, nel 2003, è finita la sesta e ultima stagione e per i Millennial era già cominciata la vita vera. Dal 2001 la gioiosa eterna infanzia dei Millennial è stata interrotta dall'attacco alle Torri Gemelle e, da lì, è iniziato un tracollo che non si è ancora fermato.

La crisi energetica e dei prezzi dei generi alimentari (2003–2008) ha preceduto la crisi finanziaria globale e la "Grande Recessione" culminata nel settembre 2008 con il crollo di Lehman Brothers. Due anni dopo l'Italia - insieme a Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo ha dovuto guardare in faccia il debito pubblico, poi c'è stata la crisi migratoria, il cui picco nel 2015 ci ha costretti, costrette, a ragionare sul senso di accoglienza e delle morti in mare. La pandemia del Covid19 era dietro l'angolo, come la crisi energetica, quella del mercato del lavoro, quella abitativa, quella dei valori e l'inflazione.

Nel frattempo i social sono esplosi promettendoci connessioni e ci hanno isolati, isolate, dagli amici: noi, cresciuti col mito di Joey Potter che entra dalla finestra per chiacchierare fino a tardi, ci siamo ritrovati a mandarci reel ciascuno dal proprio divano.

Dawson’s Creek: l'ultimo sprazzo di felicità dei Millennial

La promessa implicita degli anni Novanta era che se studiavi, ti impegnavi e sognavi il mondo ti avrebbe ricompensato. Ma si è lentamente e inesorabilmente sfilacciata. Per questo la morte di James Van Der Beek colpisce in un punto strano. Non è nostalgia per una serie, non è come quando è morto Luke Perry. È nostalgia per una stagione della vita che non è arrivata se non nei nostri sogni.

Dawson e i suoi amici parlavano di università, di vocazione, di amore, come se ogni scelta avesse un senso dentro un grande disegno e noi ci nutrivamo di quelle conversazioni incamerando un modo di pensare. Oggi la sensazione diffusa è l’opposto: navigare a vista, accumulare tentativi, adattarsi continuamente. E allora la morte di quell’attore diventa un piccolo lutto generazionale.