Perché l'Etiopia ha scelto di vietare l'importazione di auto termiche

https://www.hdmotori.it/etiopia-divieto-auto-termiche/

HDblog.it Feb 23, 2026 · 2 mins read
Perché l'Etiopia ha scelto di vietare l'importazione di auto termiche
Share this

L’Europa ha recentemente rimandato il divieto di immatricolazione dei veicoli a combustione interna e gli Stati Uniti – sotto la spinta del governo Trump – hanno rallentato sensibilmente il processo di elettrificazione. Intanto, si affaccia sulla scena globale l’Etiopia, che si è distinta come il primo paese al mondo ad aver vietato formalmente l’importazione di auto endotermiche. Una scelta controcorrente, rispetto ai flussi odierni, quella della nazione africana, ma perché ha agito così? La decisione non è scaturita da una prerogativa ecologica, ma da una stringente necessità di tipo economico, poiché il Paese è in crisi finanziaria e a secco di valuta estera, oltre a ciò, stava spendendo annualmente tra i 4 e i 6 miliardi di dollari per l’importazione di carburanti fossili.

Il passaggio all’energia autoprodotta

Una spinta decisiva per la realizzazione di questa rivoluzione è l’abbondante energia idroelettrica autoprodotta. Il progetto simbolo è la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) sul Nilo Azzurro, completata e inaugurata nel settembre 2025 con un costo di 5 miliardi di dollari. Con una capacità di oltre 5 GW, insieme ad altri impianti come la diga Koysha (~2 GW) e vari parchi eolici e solari, l’Etiopia dispone ora di un surplus di energia a bassissimo costo. Quest’ultima viene rivenduta a una tariffa di circa 0,1 dollari per kWh e, non solo alimenta la crescita interna, ma genera entrate grazie all’esportazione verso Kenya, Tanzania e Gibuti.

Il divieto imposto ai motori termici ha generato un mercato quasi istantaneo: in soli due anni dalla promulgazione di questa legge, le auto elettriche circolanti sono passate da meno dell’1% a una quota compresa tra il 6% e l’8,3% del parco auto nazionale, con una stima di oltre 115.000 unità alla fine dello scorso anno. Il vantaggio per i cittadini è sicuramente notevole: ricaricare un’auto elettrica costa mediamente 4 dollari al mese, contro i 27 dollari necessari per la benzina. In un Paese con un reddito individuale mediano di circa 50 dollari mensili e un PIL pro capite di 1.000 dollari, tale risparmio incide drasticamente sul bilancio familiare.

Un Paese che cambia pelle

A livello puramente storico, l’Etiopia ha avuto uno dei tassi di proprietà di auto più bassi al mondo (13 veicoli ogni 1.000 persone, contro una media africana di 73) a causa degli elevati dazi. La nuova politica, però, ha ribaltato la situazione: le tariffe per i veicoli 100% elettrici sono scese al 15%, quelle per i componenti al 5%, mentre i veicoli spediti in pezzi e assemblati in loco godono di dazi zero. Sebbene i costruttori occidentali non considerino il mercato appetibile, la Cina (con il marchio BYD in testa) ha trovato terreno fertile, realizzando attraverso accordi con fabbriche locali una filiera automotive da zero e nuovi posti di lavoro qualificati.