Era inevitabile: l’annuncio dei Big di Sanremo 2026 non ha acceso solo l’entusiasmo, ma una vera e propria fiammata di polemiche. Appena il TG1 ha diffuso i trenta nomi scelti da Carlo Conti, i social si sono scatenati e il tema ricorrente non poteva che essere la presunta “assenza dei Big veri”, la mancanza dei grandi nomi pop e la presenza massiccia di artisti giovani o emergenti. Una reazione piuttosto dura a cui il conduttore ha voluto controbattere.
Sanremo 2026, polemiche sul cast dei Big: cosa sta succedendo davvero e come risponde Carlo Conti alle critiche
La grande fuga dei big: tra rifiuti, silenzi e canzoni mai arrivate
Le indiscrezioni circolavano da settimane: diversi artisti di punta – da Annalisa a Elodie, da Alfa ad Angelina Mango – avrebbero declinato l’invito, non inviando alcuna proposta musicale. Nessuna conferma ufficiale da parte dei diretti interessati, ma fonti vicine al settore descrivono una situazione di scarsità: quest’anno Conti si è trovato con un paniere di canzoni molto diverso da quello tradizionale. Non meno numeroso, ma più “giovane”, più orientato al rap e alla nuova scena, meno ancorato ai nomi storici della canzone italiana. Il risultato è un cast che punta sulle nuove generazioni, con pochissime eccezioni come Patty Pravo. È stata questa scelta, più che la quantità dei Big, a far infuriare una parte del pubblico.
Il malcontento social: “Il cast più debole degli ultimi anni”
Basta scorrere i commenti su Instagram per cogliere il polso della situazione. “È il cast più ininfluente degli ultimi anni”, “Ridateci Fiorello e Paola & Chiara”, “Un colpo al cuore ogni nome”: sono solo alcuni dei messaggi più gentili. Nella lettura degli utenti, la mancanza di un nome davvero popolare rischia di indebolire l’appeal della kermesse e, con esso, gli ascolti. E se le piattaforme amplificano sempre il malcontento, questa volta il dissenso sembra particolarmente compatto. Da qui nasce il timore di un “effetto boomerang”: un Festival che parte già con un’aura di sfiducia.
Carlo Conti risponde: “Big o non Big, è tutto relativo” e cita il boom di Lucio Corsi
Di fronte al rumore crescente, Carlo Conti ha rotto il silenzio dai microfoni di RTL 102.5 e lo ha fatto con pacatezza. “Big o non Big è tutto relativo. Mia suocera non conosce Samurai Jay ma sa chi è Patty Pravo. Viceversa un ragazzo può conoscere Aka7even e ignorare Patty Pravo. Per questo Sanremo deve rappresentare tutte le generazioni”. Non solo: Conti ricorda che la forza del Festival sono le canzoni, non i nomi in sé. Come esempio cita Lucio Corsi, dato per “sconosciuto” l’anno precedente e poi considerato una delle rivelazioni assolute della manifestazione. La filosofia è chiara: puntare sulla qualità musicale, anche quando i nomi non sono mainstream.
Samuele Parodi, il bambino che sa tutto di Sanremo, Carlo Conti: "Ho trovato il conduttore dell'anno prossimo"La strategia di Conti: tra rap, nuove leve e pochi veterani
Guardando il cast emergono due linee guida precise. La prima: il rap come linguaggio dominante. J-Ax, Luchè, Sayf, Samurai Jay e altri rappresentano una fetta importante del cast e incarnano la trasformazione della musica italiana contemporanea. La seconda: dare spazio a band e artisti con radici nell’underground, come le Bambole di Pezza, pronte a portare un’estetica punk rock inedita all’Ariston. Manca invece la componente pop “tradizionale”.
La questione Auditel: rischio calo o tempesta perfetta?
Gli sponsor osservano con attenzione. Un cast percepito come debole potrebbe influire sulla curiosità generale. Ma è davvero così? Se c’è una certezza nella storia del Festival è che le polemiche accendono l’interesse, non lo sopiscono. A volte lo infiammano. E proprio l’aspettativa sulla qualità delle canzoni potrebbe diventare il vero ago della bilancia: se i brani saranno forti, il pubblico tornerà. Se non lo saranno, nessun nome altisonante potrà salvare gli ascolti.
Conti anticipa anche gli omaggi: Baudo, Vanoni, Vessicchio
In un’annata così delicata, Conti ha già assicurato la presenza di tre momenti simbolici importanti: gli omaggi a Pippo Baudo, Ornella Vanoni e Peppe Vessicchio. Tre figure amate dal pubblico, tre ombre iconiche che aggiungeranno profondità e nostalgia. “Lo farò con il mio stile”, ha dichiarato. “Piccole idee, piccole citazioni”.
Orari e ritmo: un Sanremo più veloce, ma non troppo, svelato quando finisce
Conti ha anche svelato un dettaglio molto atteso: l’orario di chiusura. “Arriveremo all’una o all’una e dieci”, ha detto, confermando un ritmo più snello ma comunque coerente con la tradizione del Festival. Subito dopo la linea passerà al DopoFestival con Nicola Savino.
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