Stare con i bambini fa bene a nonni e nonne: la cura "ringiovanisce" il cervello (se c'è coinvolgimento emotivo)

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(La redazione di fem) Feb 11, 2026 · 3 mins read
Stare con i bambini fa bene a nonni e nonne: la cura
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Prendersi cura di bambini e bambine fa bene al cervello delle persone anziane perché lo mantiene "giovane". La ricerca ha recentemente scoperto che i nonni e le nonne che trascorrono molto tempo con i nipoti ottengono punteggi più alti in memoria e capacità verbali rispetto a quelli che non lo fanno.

Attenzione: l'effetto non dipende dalla frequenza con la quale interagiscono con i piccoli, ma dal tipo di assistenza fornita. La ricerca è stata pubblicata a gennaio 2026 sul sito dell'American Psychological Association.

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Prendersi cura dei nipoti - o comunque di bambini e bambine - può fare da cuscinetto contro il declino cognitivo delle persone anziane. Molti nonni, molte nonne, hanno regolarmente in carico i nipoti fornendo una forma di assistenza che sostiene le famiglie e di conseguenza la società. Ma a loro fa bene? Chi ha svolto la ricerca voleva dare una risposta a questa domanda, ed è "sì". A patto che sia in un certo modo.

un declino cognitivo più lento per nonne e nonni che fanno il lavoro di cura

Sono stati elaborati i dati di circa 3mila persone (2.887) con più di 50 anni, per un'età media di 67 anni che hanno preso parte all'English Longitudinal Study of Ageing tra il 2016 e il 2022. I partecipanti hanno risposto alle domande del sondaggio e completato test cognitivi: il sondaggio verteva sulla cura e sull'assistenza prestata a bambini e bambine in qualsiasi momento dell'anno precedente ponendo domande dettagliate sulla frequenza e sul tipo di assistenza prestata, tra cui badare a loro durante la notte, se ci fossero state malattie, quali giochi sono stati fatti e se fossero compresi i compiti, l'accompagnamento a scuola e infine la preparazione dei pasti.

Nel complesso, i ricercatori hanno scoperto che i nonni che si occupavano dei bambini ottenevano punteggi più alti nei test di memoria e fluidità verbale rispetto a quelli che non lo facevano, anche dopo aver analizzato i dati secondo età, salute e altri fattori socio ambientali. Questo risultato (i punteggi alti) si è mantenuto indipendentemente dalla frequenza e dal tipo di assistenza prestata dai nonni a bambini e bambine.

È anche emerso che le nonne che si prendevano cura dei bambini hanno registrato un calo minore nei test cognitivi nel corso dello studio rispetto a quelle che non lo facevano. 

senso di responsabilità e coinvolgimento emotivo "ringiovaniscono"

C’è una rivoluzione dentro a questo studio e non riguarda solo i nonni e le nonne ma riguarda la natura del cervello umano. La ricerca dell’American Psychological Association dice una cosa semplicissima: non è "quanto", ma è "come". Non è, cioè, la quantità di ore né il tipo preciso di attività: il fattore chiave è l’esperienza di coinvolgimento nella cura. Essere di sostegno a qualcuno e dentro una relazione viva.

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Il punto scientificamente interessante è evidentemente il meccanismo, dal momento che non si tratta di una singola attività che "allena il cervello" ma della miscela di interazione sociale complessa, linguaggio adattivo e gestione di imprevisti, pianificazione e multitasking, coinvolgimento emotivo, senso di responsabilità.

Nelle neuroscienze questo meccanismo si chiama stimolazione cognitiva ecologica: il cervello lavora dentro la vita reale, non dentro esercizi artificiali (tipo parole crociate o sudoku che comunque fanno bene). E qui si collega a un altro dato, quello relazionale: a determinare la lentezza del declino cognitivo sono relazioni, scopo e utilità sociale. Il cervello umano non è progettato per l’ottimizzazione individuale, ma per la cooperazione.